05 apr 2013

La paura del compromesso

La paura dei compromessi è una forma di subalternità culturale
Antonio Gramsci
Ebbene sì, non ho paura di cominciare questo post con una frase citata nella direzione PD dall'odiatissimo Baffino. Una mente così splendida non teme di essere sporcata da chi voleva usarla come mezzo per propagandare un accordo col PDL.
La vita è compromesso. La politica, in particolare, è compromesso. Probabilmente anche il mio cervello è compromesso, ma questa è un'altra storia.
Questo post si rivolge a tutti coloro che sognano un'Italia migliore e che si sono stancati di sognare. E vorrei essere chiaro fin d'ora, qua non sto facendo partigianeria di partito ma sto solo cercando di spiegare cosa penso sia meglio per il bene dell'Italia intesa nel suo senso più puro, cioè il popolo italiano,noi, i cittadini.
La balcanizzazione politica dell'Italia, introdotta da Berlusconi ed aumentata giorno per giorno grazie ad una moltitudine di anime presentatesi sotto diverse bandiere, ci sta facendo perdere il lume della ragione.
Nel PD c'è della gente che comincia a dire pressantemente che bisogna pensare ad un accordo col PDL. Nel PDL tutti vogliono un accordo col PD per trascinarlo in un abbraccio mortale durante la caduta [1]
Capiamoci: se il PD sta tenendo duro sul no all'accordo con il PDL, molta parte è merito di Bersani; il resto del merito va (autoreferenzialmente, in parte) a chi lo ha votato alle primarie e alle elezioni. 
Apro una parentesi.
Al contrario degli elettori e militanti di altri partiti, chi simpatizza o milita per il PD e alleati sa benissimo che il PD non è perfetto. Per questo abbiamo preso l'abitudine ti stare sul collo ai dirigenti. Sarebbe bello, ogni tanto, se anche gli altri si accorgessero degli errori e beghe dei propri rappresentanti eletti nelle istituzioni.
Chiudo la parentesi.

Dobbiamo ricordarci tutti che prima di essere elettori siamo cittadini. E siamo cittadini italiani. Se l'Italia muore, ci trascina con sé perché noi siamo l'Italia.
E l'Italia, cioè noi cittadini, ha/abbiamo bisogno come il pane di CAMBIARE. Cambiare pagina dal berlusconismo, cambiare modo e metodo della rappresentanza, cambiare le istituzioni in modo che non si accartoccino su se stesse, e in parte anche cambiare noi stessi.

Parliamoci chiaro: parlando di elettori prima che di deputati e senatori, le forze che vogliono un cambiamento sono due: il centrosinistra PD-SEL-CD (più le autonomie locali SVP e Il Megafono) e il Movimento 5 Stelle.

Smettiamo tutti, a partire da noi elettori in modo da costringere i nostri rappresentanti, di fare campagna elettorale. E facciamo un'ipotesi.

Ipotizziamo che si faccia un governo che porti come obbiettivo le seguenti cose:
  1. Riforma dei partiti e del sistema di finanziamento pubblico
  2. Rimozione del bicameralismo perfetto e dimezzamento dei parlamentari
  3. Allentamento del patto di stabilità interno
  4. Ritrattazione del patto di stabilità UE
  5. Allargamento dei diritti civili (matrimoni omosessuali, cittadinanza per Ius Soli
  6. Integrazione europea tale da avere un controllo democratico su enti fondamentali come Commissione e BCE [2] 
  7. Rilancio delle ristrutturazioni edilizie ed industriali verso economia ecosostenibile
  8. Piano industriale serio
  9. Riforma dei finanziamenti scuole private (tra l'asilo e il diplomificio c'è un abisso legislativo da colmare)  
  10. Rilancio della ricerca e cultura come fattore economico.
Ma dico un governo che facesse ciò con i voti di PD, M5S, SEL e CD vi farebbe schifo? Senza contare che la garanzia che le cose saranno fatte veramente è proprio nel fatto che i due principali partiti di questo poker si guardano in cagnesco: nessuno dei due può uscire dal binario o il governo cade.

PD eM5S potrebbero tirare fuori ognuno il meglio dell'altro. Il PD sarebbe costretto dal M5S a risolvere alcune contraddizioni sanabili ma ad oggi insanate (conservatorismo nei dirigenti, rendite di posizione a livello locale) e il M5S sarebbe costretto dal PD ad essere un partito più democratico all'interno e che cominci a dire cosa vuole oltre a cosa non vuole.

Facciamoci una pensata. Storicamente in Italia le occasioni di cambiamento radicale (oltre la crisi attuale, penso a Risorgimento e Resistenza) capitano ogni circa 80-90 anni, e quando si perdono si cade nel vizietto della reazione.

Pensiamoci, e soprattutto, parliamone.
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[1]
[2] In questo modo, magari, si potrebbero vincere tabù quali la svalutazione dell'Euro e la condivisione del debito, tralasciando cose più opinabili che io vorrei tantissimo quali politica estera e di conseguenza forze armate comuni.