25 ott 2013

Le mozioni si riassumono, riassumendole: Parte 1 Manifesto di Intenti

Manifesto di Intenti

LA NOVITÀ E' A SINISTRA
La sinistra ha dimenticato la sua missione: portare la voce degli elettori in Parlamento e portare il cambiamentoE' il momento di tornare alla nostra missione.
E' l'ora del riscatto: ognuno faccia la sua parte, per riscattare l'onore e l'orgoglio, ovvero il senso di appartenenza, del popolo democratico.
Contro il cinismo imperante, accorciamo le distanze.
Compito del Partito è dare l'idea del futuro: basta compromessi al ribasso che finiscono regolarmente per conservare lo status quo. Il Partito Democratico deve tornare alla sua missione: far aumentare l'uguaglianza e di conseguenza la libertà dei cittadini.

Lo Stato ha abdicato alla sua funzione essenziale di pianificatore della società nazionale, vivendo alla giornata. Serve una politica fiscale che dia l'indirizzo, premiando investimenti a medio e lungo termine. In questo modo si ha una vera crescita, che dà lavoro e migliora la vita delle persone. Viviamo alla giornata in perenne emergenza, che è la classica scusa per la conservazione. Alziamo lo sguardo e pensiamo ai prossimi 20 anni, e questo deve farlo l'Italia e anche l'Europa, che ha dimenticato le origini per diventare mastino della finanza.

UN PAESE NUOVO
L'Italia è oggi nelle stesse condizioni del 1997. Mentre gli altri Stati crescevano, godendo i frutti di una moneta forte, noi eravamo - e siamo - fermi. Perché? Perché siamo rimasti legati a un modello di sviluppo obsoleto, che è evidente non funzioni più.
Dobbiamo cambiare la struttura produttiva. Il sistema fiscale pesi sulle rendite non sul lavoro (dipendente o di impresa che sia). L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro: che il fisco rispecchi il nostro articolo 1.

USCIRE DALLO SCHEMA
Il Partito Democratico si è arreso a un modello di società e di politica basato sulla paura. E la paura porta inevitabilmente vantaggi alla destra. La sinistra è tale se dà speranza. E per dare speranza, il Partito deve ascoltare, rappresentare i poveri e in generale i non privilegiati

LA CRISI DI VOCAZIONE
Non è vero che la gente non vuole fare politica. Se un pastrocchio come il M5S fa il 25% è perché ha dato sbocco (sbagliato) a chi vuole fare politica[1]. Ma per iscriversi, militare o anche solo interessarsi a un partito, occorre che il Partito abbia una chiara identità: dire chi siamo e cosa vogliamo.

POSTUMITA' E RIMOZIONE
La crisi dello Stato nazionale novecentesco ha mandato i nostri dirigenti, che ci sono nati e cresciuti, in stato confusionale. Si è passati dal sol dell'avvenire all'accettazione supina dimenticando il dovere di un partito progressista: far progredire la società verso una società equa, giusta e dunque libera.
Questo non può farlo chi non ha identità presente ma solo passata (post-comunisti o post- democristiani o post-altro) e invece rimuove il passato glorioso di noi democratici, di persone che hanno fatto il bene dell'Italia come Moro e Berlinguer. Non dobbiamo rimuovere niente, ne siamo orgogliosi
Di questo passato glorioso è rimasta solo la tensione verso il potere, il che porta sempre alla conservazione; mentre la tensione verso giustizia e libertà è finita in secondo piano.

IL POPOLO DEMOCRATICO
Il Partito Democratico, nato per prendere il meglio di comunisti, cattolici, liberali, socialisti ha finito per prenderne il peggio, diventando una macchina burocratica senza contatto con l'esterno. Così non va bene, è evidente (evidenza sperimentale ne sia la perdita di voti e tesserati dal 2008 a oggi). Allo stesso modo non va bene che i responsabili di tanti fallimenti siano ancora lì a guidare la nave: chi ha sbagliato se ne va. Bersani si è dimesso. Solo lui: tutti gli altri sono là. Se il Partito non funziona bisogna cambiare modello di partito.

UNA RICETTA ITALIANA
Il modello non può e non deve essere un'importazione estera. Non il Lab Party, non il PSF, non il PSOE, non l'SPD. Il modello vincente per il Partito Democratico è il modello italiano. Solo che il Partito questo modello ha smesso di cercarlo perché naviga a vista.
Il modello italiano parte e prende esempio dall'Italia: l'obiettivo è far tornare l'Italia al posto che le compete, tra le potenze economiche e culturali.
Un'Italia sostenibile, che non spreca, che sfrutta responsabilmente le sue immense risorse. Un capitalismo responsabile, come ci richiede la nostra Costituzione.
Utopia? Credo di no. In ogni caso, guardando l'obiettivo giusto i passi intermedi sono nella giusta direzione.

IL NOSTRO DESTINO
Il congresso del Partito Democratico è l'occasione di dire finalmente chi siamo, cosa vogliamo. Un partito è una parte di società che ha una visione in comune, non un gruppo pseudo-casuale di comitati elettorali. Il Partito Democratico che vogliamo è aperto, va dove c'è da ascoltare il disagio e studia le soluzioni per risolverlo, ascoltando chi lo prova  perché da lì si parte e lì si arriva per risolvere quel disagio.
La democrazia rappresentativa è monca senza un intermediario tra elettore e eletto. L'intermediario deve essere il Partito Democratico, applicando così l'articolo 3 della Costituzione: dobbiamo dare a tutti i cittadini e lavoratori modo di decidere sulla politica nazionale e locale.

VOICE, NON EXIT
Il Partito Democratico deve guardare ai cittadini a 360°. Il Partito deve preoccuparsi di chi tace e se ne va deluso, non di chi esprime dissenso. Basta vedere l'andamento del numero di tessere oltre che dei voti.
La sinistra vince e svolge la sua missione se dà speranza e sogno: è l'ora di ri-fondare la comunità dei democratici, intorno alla nostra identità, chi siamo e cosa vogliamo, e come ottenerlo. A forza di guardarci i piedi siamo finiti a guardarci l'ombelico. Camminiamo a testa alta, solo così si guarda lontano.
E' l'ora di riscattarci, di parlare di idee e non di correnti e nomi. Per cambiare l'Italia e il Partito dobbiamo rinnovare le idee, non (solo ma anche) le persone

Se le cose ci vanno bene così come stanno, tanto vale votare a destra.

Ma non è così. Noi siamo il Partito Democratico perché vogliamo cambiare le cose. Senza nostalgia per il nostro glorioso passato, ma finalmente in cerca di un glorioso futuro.

POSSIAMO FARLO, SIAMO NATI PER FARLO.

E DUNQUE, FACCIAMOLO.

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[1] Questa è più mia che di Pippo