29 mar 2016

Giustizia in ritardo, non negata, in Bosnia

Traduzione dell'articolo del Prof. David Scheffer reperibile qui.

David Scheffer è Docente di Giurisprudenza alla Northwestern University ed ex ambassador-at-large degli USA per i Crimini di Guerra; ha scritto All the Missing Souls: A Personal History of the War Crimes Tribunals.

Giustizia in ritardo, non negata, in Bosnia

Chicago - Il 24 marzo, il Tribunale Penale Internazionale per l'ex Jugoslavia (TPIJ) ha condannato Radovan Karadzic (leader politico dei serbo-bosniaci durante le guerre dei Balcani degli anni '90) a 40 anni di prigione per genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Si tratta di una sentenza che influenzerà profondamente la giurisprudenza internazionale, agirà come deterrente per chi potrebbe commettere atrocità e aprirà la possibilità di una riconciliazione politica in Bosnia. Ai leader fuorilegge, come quelli di Siria, Sudan, Sud Sudan, Russia e Daesh, si rammenta la loro vulnerabilità alla giustizia internazionale.

Gli aspiranti criminali di guerra non sono gli unici che dovrebbero ragionare attentamente sul verdetto. La visione incendiaria di Karadzic ("i Musulmani non possono convivere con gli altri", ha detto una volta) ancora risuona sinistra in un'Europa che ha paura di ospitare centinaia di migliaia di rifugiati musulmani e nella campagna elettorale anti-immigrazione (nativist nell'originale, NdT) di Donald Trump e Ted Cruz negli USA.

Vent'anni fa, nel 1996, ero Senior Counsel (circa consigliere giuridico, vedi qui, NdT) per Madeleine Albright (Segretario di Stato USA durante la seconda amministrazione Clinton, NdT), poi ambasciatore USA presso le Nazioni Unite. Spingemmo molto sul Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti per l'arresto di Karadzic; il mandato fu poi emesso dal TPIJ un anno dopo, insieme a quello per il generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, il cui processo è tuttora in corso all'Aja. Per anni, comunque, entrambi hanno eluso la cattura, in parte perché molti ufficiali NATO e USA non erano pronti ad accettare i rischi associati al loro arresto.

Questa vigliaccheria (timidity, NdT) fu un errore. Per anni, ciò ha permesso a Karadzic e Mladic di influenzare la politica bosniaca e di farsi beffe della legge. I loro processi, seguiti al loro arresto in Serbia meno di un decennio fa, ha rivelato le prove di atti di ferocia che non si vedevano in Europa dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

I crimini di Karadzic erano la ragione primaria per cui l'allora Presidente Bill Clinton creò la carica di Ambasciatore USA per i Crimini di Guerra, e per cui il Senato mi confermò in questa carica durante la seconda amministrazione Clinton. Karadzic ha fatto sprofondare la sua nazione negli abissi dell'inferno, e poi, incriminato, si è dato alla fuga.

Gli USA avevano bisogno di una figura che si occupasse a tempo pieno di supportare i tribunali che avrebbero portato lui ed altri geni del male davanti alla giustizia. E infatti, la sua condanna dimostra ulteriormente il ruolo cruciale che gli USA hanno giocato nel perseguimento della giustizia internazionale, iniziato a Norimberga e che continua tuttora.

Le vittime musulmane bosniache hanno aspettato per decenni che una corte internazionale giudicasse la pulizia etnica che subirono (specialmente nel 1992, anno peggiore del conflitto) come genocidio. È significativo che il tribunale abbia giudicato Karadzic colpevole di crimini contro l'umanità durante la guerra, perché questi tipi di crimine possono essere mostruosi come il genocidio. Il tribunale ha anche sentenziato che gli atti del genocidio (uccidere i musulmani e "causare serie dolore mentale o fisico") furono commessi quando i serbo-bosniaci attaccarono sette città a maggioranza musulmana nel 1992. I giudici hanno sentenziato che non ci sono sufficienti prove che Karadzic volesse sterminare in toto o in parte la popolazione musulmana della nazione per condannarlo per genocidio per il suo ruolo nella pulizia etnica.

Sarajevo, la capitale, è stata per tre anni affamata, bombardata e sotto tiro dei cecchini, causando la morte di migliaia di musulmani bosniaci. Mentre l'Occidente esitava, Karadzic sosteneva l'assedio della città e metteva in opera lo sterminio dei suoi abitanti. Il tribunale lo ha condannato per "diffusione del terrore", un crimine di guerra di massa, e per l'uccisione di civili a Sarajevo, di fatto etichettandolo come terrorista, non diverso da quelli che stanno sterminando musulmani, yazidi e cristiani in Iraq e Siria oggi (grassetto mio, NdT).

In particolare, Karadzic è stato condannato per genocidio per il massacro di migliaia di musulmani a Srebrenica nel 1995. Per i sopravvissuti della guerra di Bosnia, questo verdetto dimostra che l'atto culminante della sua leadership criminale fu in effetti categorizzabile come genocidio.

Infine, l'oscena tattica, utilizzata da Karadzic nel maggio 1995, di accerchiare i Caschi Blu, trattandoli come ostaggi per intimidire la NATO, ha portato alla condanna anche per crimini di guerra. Ciò sarà ricordato ogni volta che i Caschi Blu saranno chiamati a gestire situazioni conflittuali in giro per il mondo.

Il verdetto ha anche importanti ripercussioni sulla futura politica bosniaca. L'Accordo di Dayton, che mise fine alla guerra nel 1995, non è riuscito a ricomporre le fratture tra le componenti etniche della Bosnia, e la nazione ha ricominciato a scivolare nel tumulto e nel rischio secessione. Durante la mia visita in Bosnia, le vittime dei crimini di Karadzic mi hanno detto che hanno bisogno di vedere che la verità sia riconosciuta, prima di potersi riconciliare con i vicini serbi.

Finora, la verità è stata lenta a rivelarsi. L'attuale presidente Presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, Milorad Dodik, ha usato la negazione del genocidio per sostenersi al potere e soffiare sul fuoco del secessionismo. Ma la condanna di Karadzic per genocidio toglie la maschera alla sua propaganda divisiva. Con questo verdetto, forse un riavvicinamento tra musulmani e serbi può finalmente avere inizio.

La lezione che i politici in Europa e USA (e ovunque) dovrebbero trarre dal giudizio è che stanno giocando col fuoco nel cercare vantaggi elettorali con attacchi ai musulmani. Come gli eventi in Bosnia nei '90 e in Siria e Iraq oggi dimostrano tragicamente, il fuoco su cui soffiano può facilmente degenerare in esplosione.

Karadzic ricorrerà in appello. Ma d'ora in poi i sopravvissuti alle sue atrocità potranno smettere di vivere nel passato e potranno finalmente guardare al futuro.