08 set 2013

Ciò che siamo, ciò che vogliamo

Non è più tempo di dire, come il grande Montale, ciò che non siamo ciò che non vogliamo.

Noi non non vogliamo Berlusconi [1]
Noi non non vogliamo il liberismo
Noi non non vogliamo Renzi leader del PD e della sinistra
Noi non non vogliamo la DC
Noi non non vogliamo il PCI
Noi non non siamo pacifisti
Noi non non siamo filoamericani
Noi non non siamo guerrafondai
Noi non non vogliamo la destra
Noi non non vogliamo il finanziamento pubblico.
Noi non non siamo nazionalisti.
Noi non non siamo razzisti.
Noi non non siamo omofobi.
Noi non non siamo maschilisti.

È ora di dire una volta per tutte ciò che siamo, ciò che vogliamo.


Noi siamo democratici.
Noi siamo progressisti.
Noi siamo di sinistra.
Noi siamo per la difesa dei più deboli.
Noi vogliamo l'affermazione i diritti fondamentali dell'uomo e del cittadino.
Noi vogliamo l'applicazione integrale e puntuale della Costituzione della Repubblica Italiana.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 1: l'Italia è fondata sul lavoro. Basta seghe sull'IMU e la TASER, benvenga tassazione del patrimonio se toglie tasse al lavoro.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 2: il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all'istruzione, il diritto alla diversità non si barattano con niente. E la solidarietà reciproca tra cittadini è un dovere inalienabile di ogni italiano.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 3: non esistono cittadini più uguali di altri davanti alla legge, e gli ostacoli economici che azzoppano l'uguaglianza devono essere rimossi; tutti i cittadini devono avere modo di partecipare alla vita pubblica, nei partiti e fuori. Non devono esserci privilegi per particolari razze, sessi, religioni, lingue, opinioni politiche né condizioni personali e sociali.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 4: non si può avere disoccupazione al 12% e pensare solo a nuove flessibilità. E al contempo, la burocrazia non può impedire ai tanti talenti italiani di creare lavoro per sé e per gli altri strozzando aziende innovative sul nascere con controlli medievali che poi fallano quando si parla di sicurezza sul lavoro per i soliti noti.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 5: il governo centrale deve smettere di affamare gli enti locali che forniscono i diritti[2] ai cittadini. E gli enti locali devono avere solidarietà reciproca, la Lombardia non può pensare di farcela da sola senza la Calabria.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 6: le minoranze linguistiche sono una ricchezza.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 7: la Chiesa avrà sempre diritto di parola e di essere ascoltata; ma il Parlamento e il Governo sono un'altra cosa.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 8: un musulmano onesto non è diverso da un cristiano onesto né da un ebreo onesto. E un musulmano disonesto non è diverso da un cristiano disonesto né da un ebreo disonesto. E ricordiamoci che lo Stato è anche degli atei e degli agnostici.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 9: la ricerca, la cultura, l'ambiente sono la vera identità dell'Italia; e possono e devono esserne il motore dell'economia. Non si può affamare l'università, maltrattarla con riforme su riforme e poi stupirsi del calo di competitività dell'economia nazionale. E quanto ad arte e territorio, se ci chiamano il Bel Paese e vengono da tutto il mondo ci sarà un motivo. Ma se continuiamo a colare cemento abusivo da un lato mentre lasciamo crollare Pompei tutto questo potrebbe finire.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 10: non si estrada uno straniero in un paese dittatoriale, neanche per 100 commesse da miliardi di euro. Serve una vera regolamentazione dell'immigrazione, eliminando quell'orrore detto Bossi Fini che favorisce i delinquenti e mette in carcere i poveracci.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 11: non si insegue nessuno in guerra, ma non si chiudono gli occhi davanti ai genocidi; e occorre ricominciare il processo di integrazione UE altro che uscire dall'euro.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 12: che in Parlamento sieda chi dichiara di fare usi poco consoni del Tricolore, simbolo di tanti patrioti grazie ai quali noi siamo qua oggi a parlare, non ci va proprio giù.


Per tutti questi motivi, al congresso del Partito Democratico sosteniamo la candidatura di Pippo Civati [3].


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[1] La serie di doppie negazioni che seguono non afferma
[2] Non chiamiamoli "servizi". Ai servizi si può rinunciare. Ai diritti, vedi articolo 2, no.
[3] Ho parlato al plurale, ma in realtà parlo per me stesso. Chi volesse aggiungersi al mio "pluralis maiestatis" sottoscriva pure nel modo che preferisce.