Il 9 aprile 2013 Grillo dal blog dichiarava:
"Con la crisi, le ideologie son pronte per tornare. Anche il nazismo e il
fascismo non scompaiono mai. Io ne sento l'odore da lontano ed è questo
il momento del loro grande ritorno. Quando ci sono pesanti crisi
economiche e politiche, la gente rispolvera le parole d'ordine più
facili e comprensibili, è sempre stato così."
Ragionevole. Nel libro Il grillo canta sempre al tramonto aggiungeva:
"Molti nostri avversari - è la sottolineatura di Grillo nel libro - non capiscono che il MoVimento 5 Stelle è un argine democratico contro questi gruppi, se non ci fossimo noi avrebbero senz'altro più spazio".
Dando un occhio alle frange neofasciste che stanno indirizzando la protesta cosiddetta dei forconi, qualcuno dovrebbe dire che ha fallito, che l'argine non ha funzionato.
E se fosse onesto intellettualmente, dovrebbe dire che l'argine non ha funzionato perché in Parlamento non ha fatto niente per arginare, ha anzi soffiato sul fuoco per due % in più alle elezioni.
Ormai ho perso la speranza che i residui antifascisti nel M5S prendano le distanze dal loro ducetto, che accarezza i forconi dal suo villone al mare. Hanno poco tempo ancora per farlo, tra poco anche loro dovranno essere considerati come destra eversiva. Certo, dall'orgogliosamente fascista Lombardi non me l'aspetto; ma che ne so, da Orellana sì.
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12 dic 2013
I forconi e il fallimento (non apertamente) dichiarato del Movimento 5 Stelle
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8 set 2013
Ciò che siamo, ciò che vogliamo
Non è più tempo di dire, come il grande Montale, ciò che non siamo ciò che non vogliamo.
Noi non non vogliamo Berlusconi [1]
Noi non non vogliamo il liberismo
Noi non non vogliamo Renzi leader del PD e della sinistra
Noi non non vogliamo la DC
Noi non non vogliamo il PCI
Noi non non siamo pacifisti
Noi non non siamo filoamericani
Noi non non siamo guerrafondai
Noi non non vogliamo la destra
Noi non non vogliamo il finanziamento pubblico.
Noi non non siamo nazionalisti.
Noi non non siamo razzisti.
Noi non non siamo omofobi.
Noi non non siamo maschilisti.
È ora di dire una volta per tutte ciò che siamo, ciò che vogliamo.
Noi siamo democratici.
Noi siamo progressisti.
Noi siamo di sinistra.
Noi siamo per la difesa dei più deboli.
Noi vogliamo l'affermazione i diritti fondamentali dell'uomo e del cittadino.
Noi vogliamo l'applicazione integrale e puntuale della Costituzione della Repubblica Italiana.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 1: l'Italia è fondata sul lavoro. Basta seghe sull'IMU e la TASER, benvenga tassazione del patrimonio se toglie tasse al lavoro.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 2: il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all'istruzione, il diritto alla diversità non si barattano con niente. E la solidarietà reciproca tra cittadini è un dovere inalienabile di ogni italiano.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 3: non esistono cittadini più uguali di altri davanti alla legge, e gli ostacoli economici che azzoppano l'uguaglianza devono essere rimossi; tutti i cittadini devono avere modo di partecipare alla vita pubblica, nei partiti e fuori. Non devono esserci privilegi per particolari razze, sessi, religioni, lingue, opinioni politiche né condizioni personali e sociali.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 4: non si può avere disoccupazione al 12% e pensare solo a nuove flessibilità. E al contempo, la burocrazia non può impedire ai tanti talenti italiani di creare lavoro per sé e per gli altri strozzando aziende innovative sul nascere con controlli medievali che poi fallano quando si parla di sicurezza sul lavoro per i soliti noti.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 5: il governo centrale deve smettere di affamare gli enti locali che forniscono i diritti[2] ai cittadini. E gli enti locali devono avere solidarietà reciproca, la Lombardia non può pensare di farcela da sola senza la Calabria.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 6: le minoranze linguistiche sono una ricchezza.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 7: la Chiesa avrà sempre diritto di parola e di essere ascoltata; ma il Parlamento e il Governo sono un'altra cosa.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 8: un musulmano onesto non è diverso da un cristiano onesto né da un ebreo onesto. E un musulmano disonesto non è diverso da un cristiano disonesto né da un ebreo disonesto. E ricordiamoci che lo Stato è anche degli atei e degli agnostici.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 9: la ricerca, la cultura, l'ambiente sono la vera identità dell'Italia; e possono e devono esserne il motore dell'economia. Non si può affamare l'università, maltrattarla con riforme su riforme e poi stupirsi del calo di competitività dell'economia nazionale. E quanto ad arte e territorio, se ci chiamano il Bel Paese e vengono da tutto il mondo ci sarà un motivo. Ma se continuiamo a colare cemento abusivo da un lato mentre lasciamo crollare Pompei tutto questo potrebbe finire.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 10: non si estrada uno straniero in un paese dittatoriale, neanche per 100 commesse da miliardi di euro. Serve una vera regolamentazione dell'immigrazione, eliminando quell'orrore detto Bossi Fini che favorisce i delinquenti e mette in carcere i poveracci.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 11: non si insegue nessuno in guerra, ma non si chiudono gli occhi davanti ai genocidi; e occorre ricominciare il processo di integrazione UE altro che uscire dall'euro.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 12: che in Parlamento sieda chi dichiara di fare usi poco consoni del Tricolore, simbolo di tanti patrioti grazie ai quali noi siamo qua oggi a parlare, non ci va proprio giù.
Per tutti questi motivi, al congresso del Partito Democratico sosteniamo la candidatura di Pippo Civati [3].
_________________________________
[1] La serie di doppie negazioni che seguono non afferma
[2] Non chiamiamoli "servizi". Ai servizi si può rinunciare. Ai diritti, vedi articolo 2, no.
[3] Ho parlato al plurale, ma in realtà parlo per me stesso. Chi volesse aggiungersi al mio "pluralis maiestatis" sottoscriva pure nel modo che preferisce.
Noi non non vogliamo Berlusconi [1]
Noi non non vogliamo il liberismo
Noi non non vogliamo Renzi leader del PD e della sinistra
Noi non non vogliamo la DC
Noi non non vogliamo il PCI
Noi non non siamo pacifisti
Noi non non siamo filoamericani
Noi non non siamo guerrafondai
Noi non non vogliamo la destra
Noi non non vogliamo il finanziamento pubblico.
Noi non non siamo nazionalisti.
Noi non non siamo razzisti.
Noi non non siamo omofobi.
Noi non non siamo maschilisti.
È ora di dire una volta per tutte ciò che siamo, ciò che vogliamo.
Noi siamo democratici.
Noi siamo progressisti.
Noi siamo di sinistra.
Noi siamo per la difesa dei più deboli.
Noi vogliamo l'affermazione i diritti fondamentali dell'uomo e del cittadino.
Noi vogliamo l'applicazione integrale e puntuale della Costituzione della Repubblica Italiana.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 1: l'Italia è fondata sul lavoro. Basta seghe sull'IMU e la TASER, benvenga tassazione del patrimonio se toglie tasse al lavoro.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 2: il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all'istruzione, il diritto alla diversità non si barattano con niente. E la solidarietà reciproca tra cittadini è un dovere inalienabile di ogni italiano.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 3: non esistono cittadini più uguali di altri davanti alla legge, e gli ostacoli economici che azzoppano l'uguaglianza devono essere rimossi; tutti i cittadini devono avere modo di partecipare alla vita pubblica, nei partiti e fuori. Non devono esserci privilegi per particolari razze, sessi, religioni, lingue, opinioni politiche né condizioni personali e sociali.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 4: non si può avere disoccupazione al 12% e pensare solo a nuove flessibilità. E al contempo, la burocrazia non può impedire ai tanti talenti italiani di creare lavoro per sé e per gli altri strozzando aziende innovative sul nascere con controlli medievali che poi fallano quando si parla di sicurezza sul lavoro per i soliti noti.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 5: il governo centrale deve smettere di affamare gli enti locali che forniscono i diritti[2] ai cittadini. E gli enti locali devono avere solidarietà reciproca, la Lombardia non può pensare di farcela da sola senza la Calabria.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 6: le minoranze linguistiche sono una ricchezza.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 7: la Chiesa avrà sempre diritto di parola e di essere ascoltata; ma il Parlamento e il Governo sono un'altra cosa.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 8: un musulmano onesto non è diverso da un cristiano onesto né da un ebreo onesto. E un musulmano disonesto non è diverso da un cristiano disonesto né da un ebreo disonesto. E ricordiamoci che lo Stato è anche degli atei e degli agnostici.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 9: la ricerca, la cultura, l'ambiente sono la vera identità dell'Italia; e possono e devono esserne il motore dell'economia. Non si può affamare l'università, maltrattarla con riforme su riforme e poi stupirsi del calo di competitività dell'economia nazionale. E quanto ad arte e territorio, se ci chiamano il Bel Paese e vengono da tutto il mondo ci sarà un motivo. Ma se continuiamo a colare cemento abusivo da un lato mentre lasciamo crollare Pompei tutto questo potrebbe finire.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 10: non si estrada uno straniero in un paese dittatoriale, neanche per 100 commesse da miliardi di euro. Serve una vera regolamentazione dell'immigrazione, eliminando quell'orrore detto Bossi Fini che favorisce i delinquenti e mette in carcere i poveracci.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 11: non si insegue nessuno in guerra, ma non si chiudono gli occhi davanti ai genocidi; e occorre ricominciare il processo di integrazione UE altro che uscire dall'euro.
Noi vogliamo l'applicazione dell'articolo 12: che in Parlamento sieda chi dichiara di fare usi poco consoni del Tricolore, simbolo di tanti patrioti grazie ai quali noi siamo qua oggi a parlare, non ci va proprio giù.
Per tutti questi motivi, al congresso del Partito Democratico sosteniamo la candidatura di Pippo Civati [3].
_________________________________
[1] La serie di doppie negazioni che seguono non afferma
[2] Non chiamiamoli "servizi". Ai servizi si può rinunciare. Ai diritti, vedi articolo 2, no.
[3] Ho parlato al plurale, ma in realtà parlo per me stesso. Chi volesse aggiungersi al mio "pluralis maiestatis" sottoscriva pure nel modo che preferisce.
26 apr 2013
Il mio 25 aprile
Ieri ho deciso di prendere la tessera dell'ANPI. Dico la verità finora non lo avevo mai fatto perché quasi pensavo che essere un membro dell'associazione dei partigiani fosse una mia sopravvalutazione.
Per educazione e per scelta per me i partigiani sono gli eroi. E Sandro Pertini il primo di loro tra pari.
Ieri sono andato all'ARCI dietro casa. Ho trovato per strada due signori molto anziani, lui camminava con il bastone da passeggio, quella che era evidentemente la moglie con una stampella ortopedica.
Li supero, ma mentre lo faccio intravvedo un tricolore brillare dal taschino del signore. La vista non è il mio forte, per cui non ci ho visto, in quel momento, la scritta ANPI.
Ho chiesto al circolo con chi parlare per tessere PD e ANPI. Mi fanno un nome che non mi dice nulla. Mi dicono "viene sempre a quest'ora". Comincio a fare 2+2.
È lui. Ci sediamo, tira fuori le carte per fare le tessere.
Mi viene spontaneo chiedere: "Lei era partigiano?"
"Sì."
"Mi sembra il giorno giusto per dirle grazie."
Facciamo le tessere, mentre compilo tiene banco la bimba che gioca col cane. Finiamo, ci salutiamo e il signore mi dice: "Mi raccomando: è bene che i partiti siano una cosa seria."
Buon 25 aprile e grazie anche per questa, signor partigiano.
Per educazione e per scelta per me i partigiani sono gli eroi. E Sandro Pertini il primo di loro tra pari.
Ieri sono andato all'ARCI dietro casa. Ho trovato per strada due signori molto anziani, lui camminava con il bastone da passeggio, quella che era evidentemente la moglie con una stampella ortopedica.
Li supero, ma mentre lo faccio intravvedo un tricolore brillare dal taschino del signore. La vista non è il mio forte, per cui non ci ho visto, in quel momento, la scritta ANPI.
Ho chiesto al circolo con chi parlare per tessere PD e ANPI. Mi fanno un nome che non mi dice nulla. Mi dicono "viene sempre a quest'ora". Comincio a fare 2+2.
È lui. Ci sediamo, tira fuori le carte per fare le tessere.
Mi viene spontaneo chiedere: "Lei era partigiano?"
"Sì."
"Mi sembra il giorno giusto per dirle grazie."
Facciamo le tessere, mentre compilo tiene banco la bimba che gioca col cane. Finiamo, ci salutiamo e il signore mi dice: "Mi raccomando: è bene che i partiti siano una cosa seria."
Buon 25 aprile e grazie anche per questa, signor partigiano.
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