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29 mar 2016

Consiglio europeo, migranti: cosa farebbe (avrebbe dovuto fare, ormai) un vero governo europeo

Lettera aperta ai Capi di Stato e di Governo dell'Unione Europea

(Tradotto dall'originale pubblicato da Spinelli Group, reperibile qui)

Egregi Capi di Stato e di Governo,
l'Europa sta affrontando un momento o la va o la spacca. Alla riunione del Consiglio Europeo del 17 marzo dovrete prendere delle decisioni risolute per dimostrare agli Stati membri e ai cittadini Europei che è possibile risolvere la crisi dei migranti con soluzioni europee comuni. L'alternativa sarà un pastrocchio di misure nazionali che aggraverano ulteriormente la crisi dei migranti e infliggeranno un nuovo colpo alla coesione e integrazione europea. Noi vi spingiamo a supportare le proposte della Commissione Europea di ritirare la re-introduzione dei controlli alle frontiere interne e di ristabilire la piena attuazione degli accordi di Schengen quanto prima, preferibilmente prima della fine dell'anno. Sulla base degli attuali trattati, potete decidere di stabilire urgentemente una Guardia delle Coste e delle Frontiere Europee.
Questa avrebbe la competenza e le risorse per supportare ed intervenire quando le autorità di frontiera nazionali degli Stati membri più esposti dovessero affrontare situazioni oltre le proprie capacità. Contemporaneamente, dovete spingere il Parlamento Europeo e il Consiglio dell'Unione Europea ad adottare rapidamente il pacchetto legislativo per una Guardia delle Coste e Frontiere permanente, come proposto dalla Commissione, ed aumentarne significativamente l'ambito di utilizzo in termini di personale, risorse proprie e mezzi. Questo deve essere il primo passo di un piano per integrare progressivamente tutte le forze di frontiera nazionali in un unico sistema di gestione delle frontiere europee, con l'obbiettivo di gestire efficacemente le frontiere comunitarie. Vi spingiamo a mettere in moto una revisione del Regolamento di Dublino che assicuri un'equa distribuzione di tutti i rifugiati e migranti tra tutti gli Stati membri, nello spirito della solidarietà europea, portando avanti il meccanismo di rilocazione degli insediamenti su cui vi siete accordati lo scorso dicembre. Il suo scopo deve essere allargato per coprire tutti i rifugiati in arrivo sul suolo europeo, e la Commissione deve ricevere la competenza e le risorse richieste per l'implementazione diretta di tale meccanismo. Questa è l'unica strada percorribile per assicurare che la UE possa essere all'altezza del suo compito ed integrare il gran numero di persone che cercano asilo in Europa.
Un patto con la Turchia è necessario per affrontare l'emergenza, ma serve che ci si assicuri che la UE ottemperi ai suoi obblighi sotto il diritto internazionale. Il patto deve permettere alla UE ti mantenere il controllo di chi può entrare e sotto quali condizioni. La valutazione su chi abbia titolo all'asilo o alla protezione internazionale dell'Unione Europea non deve essere demandata alle autorità turche. Questa responsabilità dev'essere attuata con personale UE in loco, cooperante con le autorità turche, che si assicuri che la UE soddisfi i suoi obblighi di legge e dia protezione internazionale a chi ne ha diritto. Tutti i rifugiati che ottengano tale status devono essere equamente e proporzionalmente distribuiti tra gli Stati membri. Lo stato, le condizioni e il trattamento di tutti i migranti che non fossero trasferiti in UE devono essere monitorati dalla UE e devono sottostare al diritto internazionale e agli standard dettati dai diritti umani. Oggi, come al tempo della crisi finanziaria, siete chiamati ad agire come se foste un Governo Europeo d'Emergenza. Comunque, un collettivo di 28 governi nazionali democratici (ognuno con il suo elettorato, diverse priorità e proccupazioni quotidiane nazionali) non può eguagliare un permanente, democratico ed efficiente Governo Europeo. È urgente che iniziate una riflessione e si accenda un dibattito col Parlamento Europeo e i parlamenti nazionali su una riforma del sistema di governo dell'Unione Europea. all'interno e anche oltre gli attuali trattati, che assicuri che, basandosi sulla Commissione Europea, la UE trovi il suo vero e permanente governo che guardi l'Unione Europea nella sua interezza e possa agire in modo tempestivo ed efficace,

Mercedes Bresso (Eurodeputata, PSE)
Elmar Brok (Presidente della Commissione Parlamentare per gli Affari Esteri, PPE)
Pascal Durand (Eurodeputato, Verdi/ALE)
Sylvie Gouylard (Eurodeputata, ALDE)
Danuta Hubner (Presidente della Commissione Parlamentare per gli Affari Costituzionali, PPE)
Jo Leinen (Eurodeputato, PSE)
Ulrike Lunacek (Eurodeputata, Verdi/ALE)
Guy Verhofstadt (Presidente del gruppo ALDE all'Europarlamento)

pubblicato su www.spinelligroup.eu






13 lug 2015

L'Esperanto naturale

Ricordate l'esperanto?
Ovviamente, ed ovviamente a  posteriori, non poteva funzionare. Le lingue non si scrivono a tavolino. Le lingue sono in continua evoluzione, sono materia viva, sono a un tempo significante e significato per certi versi.

Ieri ho ripensato all'esperanto.

Mi trovavo con moglie e figlia da amici in un paesino di collina alle pendici dell'Abetone. Insomma, non esattamente un porto di mare, una grande città, un meltin' pot alla niuiorchese, o anche meno alla fiorentina.

In paese teneva banco la vicenda di un bracciante albanese sparito per tre giorni e ricomparso in paese proprio quel giorno. Il bello dei paeselli, a 3 metri di distanza c'erano il datore di lavoro e i familiari del bracciante. Uno si lamentava ovviamente con un amico, gli altri altrettanto ovviamente facevano un mega cazziatone al suddetto bracciante. Il primo parlava vernacolo locale, i secondi albanese. Eppure, in un discorso come nell'altro entravano ogni tanto termini diversi, provenienti dall'inglese, dall'italiano, dal francese.

Poi il gran bel pomeriggio a casa dei miei amici, un siciliano sposato con una sarda. I bambini che mangiano pane carasau e nutella. Il figlio dei padroni di casa che parla italiano con intromissioni sarde, siciliane, inglesi, nostra figlia che impara subito le 2 3 parole sarde dall'amichetto, e già parla mezzo italiano mezzo leccese con inserimenti inglesi, francesi, spagnoli e... napoletani (ho il vizio di dire "ja' va bbuono" anche se non sono napoletano, e lei mi imita come normale che sia).

Eccolo, l'esperanto. Ecco il futuro. Un diverso esperanto per ogni casa, per ogni discussione, per ogni situazione. Certo, per le cose importanti sarà sempre necessario prevedere la scrittura in più lingue separatemente e tradurre in quelle mancanti, o fornire a chiunque i mezzi (non irraggiungibili) per la traduzione automatica. L'errore dei teorizzatori dell'Esperanto fu quello di voler precorrere la natura. Sì, la Natura, perché sebbene ci crediamo Dio e dunque altro dal Creato (sono agnostico, capite il senso in cui lo dico) siamo invece parte di Gaia come le rocce, i gas, gli animali etc etc. E anche noi seguiamo le leggi della Natura (ovvero della Fisica). E che cose diverse poste a contatto prima o poi tendano ad uno stato globale di equilibrio (con diverse accezioni locali) è dimostrato.

L'Esperanto esiste, è in fieri. Cento anni e sarà completo, ma vario. E sento ancora gente che si oppone alla Federazione Europea per il futile motivo delle lingue diverse.

Guradiamo al futuro, ché dal passato (recente e non) dell'Europa si impara quasi solo a fareci la guerra.